venerdì 10 luglio 2009

Storia dei Mondiali di nuoto - 6

Proprio quando l'evento inizia ad avere una sua struttura consolidata - cadenza quadriennale, in corrispondenza dei Mondiali di calcio - la FINA decide di stravolgere ancora una volta la situazione: e così la sesta edizione dei Mondiali di nuoto si tiene nel 1991, un anno dopo quelli calcistici in Italia. E' la prima rassegna che si svolge in inverno (dal 3 al 13 gennaio) anziché in estate: questo perché la scelta della FINA cade su un paese collocato a sud dell'Equatore. E' Perth, città dell'Australia, terra di grandi nuotatori, la sede prescelta: dopo Europa e Sud America, dunque, l'Oceania diventa il terzo continente ad ospitare i Mondiali di nuoto.

La manifestazione continua ad allargare i propri orizzonti: nelle competizioni dei tuffi viene introdotto anche il trampolino da 1 metro, mentre con la 25 kilometri fa il suo ingresso sulla scena mondiale anche il nuoto di fondo. Non è un caso che lieviti ulteriormente il numero di atleti partecipanti (1.142). E' anche la prima volta dei Mondiali dalla caduta del muro di Berlino: la Germania si presenta unificata, mentre persiste ancora la vecchia Unione Sovietica.

Nel nuoto maschile, Perth propone conferme e sorprese: Tom Jager è campione mondiale dei 50 stile libero per la seconda volta consecutiva, così come Matt Biondi nei 100 metri. Nei 200 metri, invece, è la volta dell'Italia: Giorgio Lamberti precede Zesner (Germania) e Wojdat (Polonia), regalando così un oro scintillante alla spedizione azzurra. Parla ancora tedesco l'erede di Sal'nikov nei 400 e 1500 stile libero: dopo Rainer Henkel questa volta tocca a Jörg Hoffmann, con tanto di nuovo record del mondo nella distanza lunga. C'è tanta Europa a questi mondiali australiani: lo spagnolo Martín López-Zubero centra un oro storico nei 200 dorso, mentre l'Ungheria conferma la sua tradizione nei misti portando nuovamente sulla vetta del podio Támas Darnyi. Nei 100 farfalla, infine, arriva un altro oro inatteso e inedito: è quello di Anthony Nesty, atleta del Suriname.

Tra le donne è invece caduta, assieme al muro di Berlino, la grande epopea delle nuotatrici della defunta Germania Orientale: adesso il mosaico è piuttosto composito, con Australia, Cina e Stati Uniti in evidenza. Le padrone di casa schierano Hayley Lewis (un bronzo, due argenti ed un oro, nei 200 stile libero) e Linley Frame (prima nei 100 rana, seconda nei 200 e nella staffetta 4 x 100 misti), mentre le cinesi calano il poker di medaglie d'oro con Zhuang Yong (50 stile libero), Hong Qian (100 farfalla) e Lin Li (200 e 400 misti), le quali non avranno problemi a riaffermarsi un anno dopo ai Giochi di Barcellona. Quanto alle statunitensi, Janet Evans si aggiudica i 400 e gli 800 stile libero.

Nel nuoto sincronizzato le tre potenze (Canada, Giappone e Usa) tornano come da copione a spartirsi le varie medaglie nelle tre diverse specialità: le americane conquistano l'oro nella prova a coppie ed in quella a squadre, mentre nell'individuale Kristen Babb-Sprague deve ripiegare sull'argento, lasciando la vittoria alla canadese Sylvie Fréchette. Strana situazione nei tuffi: in campo maschile i vincitori delle tre specialità sono di altrettante nazionalità diverse (l'olandese Edwin Jongejans nel trampolino da 1 metro, lo statunitense Kent Ferguson in quello da 3 metri ed il cinese Sun Shuwei nella piattaforma da 10 metri), mentre tra le donne le nuove padrone della disciplina sono esclusivamente le cinesi. E così Fu Mingxia vince l'oro nella piattaforma mentre Gao Min diventa la regina del trampolino: che vi siano un metro o tre di distanza dall'acqua, il primo posto non le sfugge in ogni caso.


L'edizione di Perth è anche quella che tiene a battesimo il nuoto di fondo: si comincia con una sola specialità, i 25 kilometri. E l'Italia sfiora subito il colpo grosso: Sergio Chiarandini è medaglia d'argento alle spalle dell'americano Chad Hundeby. Tra le donne si afferma l'australiana Shelley Taylor-Smith: gravemente affetta da scoliosi sin dall'infanzia, è costretta a gareggiare indossando una sorta di busto per la schiena. Un giorno, mentre si trova alla University of Arkansas dove ha vinto una borsa di studio, i pesanti allenamenti a cui è sottoposta le causano una paralisi nella parte inferiore del corpo: durante il ricovero, il suo allenatore nota come la nuotata di Shelley migliori con l'aumentare della distanza e per questo la spinge a dedicarsi al nuoto di fondo. Da quel giorno la Taylor-Smith vincerà un oro ed un bronzo mondiale e la Manhattan Island Marathon Swim per ben cinque volte.


Nella pallanuoto maschile la nuova decade inizia come si era conclusa la precedente: la Jugoslavia è, per la seconda volta consecutiva, campione del mondo. In semifinale gli slavi si ritrovano contro gli Stati Uniti, affrontati (e battuti) nella finalissima dei Giochi di Los Angeles e Seoul: la spuntano anche questa volta, con un risicato 7-6. Nell'altra semifinale arriva invece la sorprendente vittoria della Spagna sulla temibile Ungheria: per gli iberici è comunque soltanto l'inizio di una lunga stagione che li vedrà più volte lottare per la medaglia d'oro. 

In finale gli spagnoli lottano senza mai risparmiarsi, ma non basta: vince la Jugoslavia per 8-7. Nel torneo femminile arriva invece il riscatto dell'Olanda che, questa volta, migliora l'argento di Madrid: sul podio seguono Canada e Usa.

Fonti:
http://en.wikipedia.org/
http://it.wikipedia.org/
HistoFINA - Vol. VIII
L'Enciclopedia delle Olimpiadi - ed. La Gazzetta dello Sport (vol. I-II)

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