domenica 5 luglio 2009

Storia dei Mondiali di nuoto - 1


Inizia oggi un viaggio - che spero troverete di vostro gradimento - nella storia dei Mondiali di nuoto: l'occasione mi viene presentata dall'imminente apertura della 13a edizione, in programma a Roma dal 17 luglio al 2 agosto. 


A differenza del corrispondente calcistico, i Mondiali di nuoto (o meglio, delle discipline natatorie) sono piuttosto giovani di età: la prima edizione si svolse solamente nel 1973. Diversamente dagli europei, qui sono rappresentati tutti gli sport legati all'acqua e alla piscina: nuoto, certamente, ma anche nuoto di fondo, pallanuoto, sincronizzato e tuffi.

Questo viaggio parte, dunque, dalla prima edizione...

Corre l'anno 1973 e, per la prima volta, la FINA (il massimo organo mondiale che disciplina gli sport acquatici) decide di dare vita ai Mondiali di nuoto e delle discipline affini, fino a quel momento protagoniste solamente in occasione dei Giochi olimpici: a celebrare lo storico battesimo è Belgrado, capitale della Yugoslavia, dal 31 agosto al 9 settembre. Dieci giorni di sfide in piscina che coinvolgono 686 atleti, provenienti da 47 diversi paesi.

Nel nuoto la competizione si riduce ad un duello tra Usa e Germania Est, le nazioni che recitano il ruolo dei personaggi principali su questo palcoscenico mondiale: se gli americani dominano in campo maschile, le nuotatrici della Ddr rispondono facendo il vuoto nel proprio ambito di competenza. E' un'edizione di apertura nel segno di numerosi protagonisti: lo statunitense Jim Montgomery - che tre anni dopo diventerà il primo atleta ad abbattere il muro dei 50 secondi nei 100 metri stile libero - conquista ben cinque medaglie d'oro, tre delle quali con la staffetta, migliorando i record fatti registrare un anno prima da Mark Spitz ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera. 

Nel dorso è Roland Matthes della Germania Est a dominare la scena (due medaglie d'oro - una delle quali con record del mondo - in altrettante finali) mentre l'australiano Stephen Holland conquista la vetta del podio nei 1500 metri stile libero con tanto di nuovo record. Matthes è sicuramente un nuotatore sui generis: gli bastano 1600 metri quotidiani di allenamento per tenersi in forma. Cresciuto a Erfurt nella Turbine, la sua rampa di lancio è costituita dai Giochi di Città del Messico, ai quali prende parte non ancora diciottenne: si afferma nei 100 e nei 200 dorso infliggendo un secondo di distacco ai secondi classificati. 

Si mettono in evidenza anche lo scozzese - ma nato a Colombo, nello Sri Lanka - e studente di biologia marina David Wilkie (oro e record nei 200 rana dopo l'argento di Monaco, bronzo nei 200 misti) e un altro americano, il californiano John Hencken (laureato in ingegneria elettrotecnica a Palo Alto) che nei 100 rana migliora il bronzo olimpico di un anno prima, conquistando non solo il primo posto ma facendo anche registrare i nuovo record mondiale. Nei 200 stile libero l'argento è dell'americano Kurt Krumpholz: è il padre di James W., attuale giocatore della nazionale maschile di pallanuoto e vicecampione olimpico a Pechino.

La Germania Est controbilancia in campo femminile l'egemonia americana in quello maschile: le tedesche non hanno rivali, grazie alla potenza devastante della appena quindicenne Kornelia Ender (oro nei 100 stile e 100 farfalla) e di Renate Vogel (regina dei 100 e 200 rana), destinate ad una carriera poco longeva ma costellata da grandi successi. Solo in quattro gare la Ddr non riesce ad arrivare sul gradino più alto del podio: in una circostanza (800 stile libero) è la nostra Novella Calligaris a trionfare, ritoccando addirittura il primato mondiale sulla distanza, grazie anche al contemporaneo ritiro dalle scene dell'australiana Shane Gould. La nuotatrice patavina raccoglie inoltre il bronzo nella finale dei 400 stile libero, un risultato fortemente condizionato dal mal di denti con cui è costretta a gareggiare. 

Singolare quanto accade nelle due staffette femminili: sia nella 4 x 100 stile libero che nella 4 x 100 misti è la Germania Est ad avere la meglio sugli Usa e sulle "cugine" della Germania Ovest, successi accompagnati in entrambi i casi dal nuovo primato del mondo. Alla fine della manifestazione sono ben tredici i record migliorati: tra questi merita una citazione quello stabilito da Rick DeMont nei 400 stile libero: lo statunitense è il primo nuotatore della storia a scendere sotto il muro dei 4 minuti. Una rivincita personale dopo la delusione patita ai Giochi di Monaco, dove gli fu revocato l'oro nei 400 stile libero in quanto risultato positivo ad un test antidoping (si rivelò illecita una sostanza contenuta nel suo medicinale per l'asma).

Sarà poi grazie al nuoto sincronizzato che gli Stati Uniti effettueranno l'allungo decisivo nel medagliere della manifestazione: le americane si aggiudicano l'oro nella competizione individuale (Teresa Andersen), in quella a coppie (ancora la Andersen, con Gail Johnson) e perfino in quella a squadre, in tutti e tre i casi davanti a Canada e Giappone.


L'Italia è invece grande protagonista nei tuffi: nel trampolino da 3 metri Klaus Dibiasi deve cedere l'oro all'americano Phil Boggs, capitano dell'Aeronautica Usa che scomparirà prematuramente per leucemia nel 1990. Si riscatta, tuttavia, sbaragliando la concorrenza nella piattaforma da 10 metri, la sua specialità. 

Nato in Austria e trasferitosi in tenera età a Bolzano, Dibiasi è allenato dal padre Carlo, campione italiano dei tuffi a metà degli anni '30: nel 1964, a soli diciassette anni, viene convocato per i Giochi di Tokyo ed è subito argento dalla piattaforma, secondo solo al campione in carica Robert Webster. A fine carriera saranno tre gli ori e due gli argenti olimpici conquistati dal futuro dirigente federale e ct della nazionale di tuffi.

Analoga sorte tocca, in campo femminile, a Ulrika Knape: la svedese trionfa nella piattaforma, mentre nel trampolino deve accontentarsi dell'argento. La Knape sposerà il connazionale Mathz Lindberg, pure lui tuffatore: dalla loro unione nascerà nel 1981 la figlia Anna, campionessa europea dai trampolini nel 2006 e quinta nella prova da 3 metri ai Giochi di Sydney.

Gli azzurri si comportano tutto sommato dignitosamente anche nel torneo riservato alla pallanuoto maschile, al quale prendono parte sedici squadre: il Settebello giunge quarto, alle spalle delle corazzate dell'Est europeo. Nel girone finale a sei squadre la sfida decisiva è esattamente la stessa della finale olimpica di due anni prima: Urss contro Ungheria, oramai una classica di questo sport, che si chiude con la rivincita dei magiari. 

La squadra pullula di nomi altisonanti e di parentele eccellenti: il trascinatore è il grande Támas Faragó, figurano nella squadra anche István Szivós jr - suo padre fu tra i vincitori della storica medaglia ai Giochi di Melbourne nel 1956: anche in quell'occasione ebbe luogo una delicata sfida contro i sovietici - e Zoltán Kásás, padre di Támas. Terzo posto per la Jugoslavia formata prevalentemente da pallanotisti croati, sorprendente sesta posizione per Cuba.

Fonti:
http://en.wikipedia.org/
http://it.wikipedia.org/
HistoFINA - Vol. VIII
L'Enciclopedia delle Olimpiadi - ed. La Gazzetta dello Sport (vol. I-II)

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